I palazzi d’epoca e il degrado

IVANO ESPOSITO·LUNEDÌ 17 GIUGNO 2019
Il tema dominante degli ultimi anni a Milano, nell’ambito sociale ed immobiliare è proprio questo. Il fascino dei palazzi d’epoca, alcuni costantemente lasciati nel degrado più assoluto, sono la storia di questa città, che malgrado siano presenti come testimonianza di come tutte le epoche, che hanno vissuto, hanno imprigionato i suoi abitanti nelle vicissitudini quotidiane di una grande città. Anche quando sono brutti e diroccati, si ergono a simbolo dei tempi passati, non cedono forti della posizione che occupano, e aspettano il loro ciclo di linfa vitale, che ogni rivalutazione e aumento dei prezzi di mercato, li fa resuscitare, ripopolandoli di vita, trasformando in gioia ciò che era disperazione, riempiendosi di gente allegra e festante, ma sempre legata al luogo magico che porta dentro di sé tutto lo splendore degli anni passati.
Certi edifici, appartengono alla storia della città, non possono essere abbandonati, e hanno diritto a un esistenza felice, senza essere riportati sui giornali di cronaca come luoghi funesti e macabri. Mi sono adoperato per restituire l’orgoglio perduto al palazzo in cui sono nato, e dove la mia culla era situata proprio nella sua portineria, stabile di ex periferia, molto esteso e ultra popolare, dove ancora si possono vedere i bagni esterni, è un alveare di monolocali, con una piccola parte di bilocali, trasudano i muri di varie generazioni.
Questo palazzone, formato da due edifici, resiste al tempo e all’incuria, troneggiano spavalde sei statue sulla parte frontale, ha varie bassorilievi, scalini in pietra antica, ringhiera di rara bellezza, si erge maestosa sulla via che affaccia. Una portineria in stile anni ‘20 con ancora i vetri colorati a piombo accoglie le persone all’ingresso, si notano gli stili delle vecchie guardiole dove i portinai erano ben attrezzati per scrutare chi passava attraverso l’androne, una boccata di storia di un palazzo che giace lì da oltre un secolo, si narra sia del 1910 ma mancano documenti ufficiali. Le ristrutturazioni di vecchi edifici, per garantire migliori condizioni di abitabilità a chi vi risiede, permette di combattere e ripristinare le aree degradate (capannoni e case abbandonate, edifici fatiscenti, carcasse ). Diffusi a Milano sin dall’inizio dell’epoca industriale (sec. XX), rappresentano una delle forme più vecchie di abitazione popolare.
Ho iniziato semplicemente perché detestavo la bruttura e lo squallore che emanava quel vecchio edificio, quando poi anche la stampa ha deciso di condannarlo come palazzo della vergogna, ho sentito in me un impeto di orgoglio, che mi ha portato a voler cambiare le cose, ma questa volta analizzando nello specifico le cause che hanno portato al “Default” dello civico 161 in Via Porpora a Milano. La mia storia degli ultimi tre anni parte proprio in un assemblea condominiale, dove ho insieme ad altri condomini, cambiato l’amministrazione rea di aver trascinato nell’abisso il glorioso stabile in cui nacqui. Avevamo circa 325 mila euro di passivo, con una situazione economica-sociale, igienica e di sicurezza latente per ogni settore, gli spacciatori, le prostitute e una serie di sbandati, avevano trovato una dolce dimora, per loro e il malaffare che si portavano dietro, le persone oneste erano ostaggio di un clima di malavitoso, e di un degrado generale, tutti sopportavano, perchè non avevano di meglio dove andare. Il debito condominiale è cresciuto a dismisura, a causa dei debitori cronici, i quali avevano instaurato un meccanismo perverso, il peso dei debiti non permetteva la riscossione degli stessi, perchè avrebbe comportato spese, che la liquidità della cassa non permetteva.

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