Febbraio-Marzo 2026 – Uno degli episodi più controversi nella giovane storia dell’intelligenza artificiale ha visto protagonisti OpenAI, Anthropic, il Pentagono (ribattezzato Department of War sotto l’amministrazione Trump) e centinaia di dipendenti delle big tech.

Tutto è iniziato con il rifiuto di Anthropic di firmare un contratto con il Dipartimento della Difesa senza garanzie ferree contro due usi ritenuti inaccettabili: la sorveglianza di massa sui cittadini americani e le armi autonome letali senza supervisione umana. Pochi minuti dopo la scadenza dell’ultimatum e la designazione di Anthropic come “rischio per la catena di approvvigionamento”, OpenAI ha annunciato di aver raggiunto un accordo per deployare i suoi modelli su reti classificate del Pentagono.

La mossa ha scatenato un’ondata di reazioni: dal boom di disinstallazioni di ChatGPT alle dimissioni di un’esponente di spicco di OpenAI, fino a una lettera aperta firmata da centinaia di dipendenti di Google e OpenAI.

Il contesto: Anthropic dice “no”

Anthropic, fondata da ex dirigenti di OpenAI e nota per il suo approccio cauto alla sicurezza (Claude), ha mantenuto una linea dura nelle trattative. L’azienda ha chiesto che il contratto includesse red lines esplicite:

  • Divieto di utilizzo per sorveglianza di massa domestica;
  • Obbligo di responsabilità umana per l’uso della forza, inclusi sistemi d’arma autonomi;
  • Nessuna cessione di controllo totale sui modelli.

Il Pentagono ha insistito sulla formula “per qualsiasi scopo legale” (any lawful purpose), sostenendo che un’azienda privata non può dettare le regole di sicurezza nazionale. Dopo il fallimento delle trattative, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha etichettato Anthropic come rischio per la sicurezza nazionale, ordinando a tutte le agenzie federali di cessare l’uso dei suoi tool.

OpenAI entra in scena: l’accordo e le “guardrail”

Ore dopo, Sam Altman ha annunciato su X che OpenAI aveva siglato l’accordo. Secondo l’azienda, il contratto includeva salvaguardie più robuste di quelle rifiutate ad Anthropic:

  • Deploy solo su cloud, con safety stack gestito direttamente da OpenAI;
  • Divieto esplicito di utilizzo per sorveglianza di massa domestica e per decisioni ad alto rischio automatizzate (es. sistemi di “credito sociale”);
  • Riferimenti a leggi esistenti (Quarto Emendamento, direttive DoD sulle armi autonome, ecc.);
  • Personale OpenAI “cleared” coinvolto nel loop.

OpenAI ha pubblicato una parte del contratto sul proprio blog, sostenendo di aver chiesto che gli stessi termini fossero estesi a tutte le aziende di IA, inclusa Anthropic. Altman ha ammesso però che l’accordo era stato “rushed” (affrettato) e che “le optics non erano buone”.

Nei giorni successivi, sotto forte pressione, OpenAI ha modificato ulteriormente il contratto: ha aggiunto un divieto esplicito all’uso intenzionale per sorveglianza domestica di cittadini americani e ha chiarito che eventuali utilizzi con agenzie di intelligence richiederebbero accordi separati.

Le reazioni immediate: utenti, dipendenti e mercato

La notizia ha provocato un contraccolpo immediato tra gli utenti:

  • Le disinstallazioni dell’app ChatGPT negli USA sono schizzate del +295% in un solo giorno (rispetto a una media del 9%). Le recensioni a una stella sono aumentate del 775%. Molti utenti hanno lanciato l’hashtag #QuitGPT o boicottato l’app, migrando verso Claude (che per qualche giorno è diventato l’app gratuita n.1 sull’App Store USA).

Sul fronte interno:

  • Caitlin Kalinowski, responsabile hardware e robotics di OpenAI (ex Meta), si è dimessa per principio. Nel suo post ha scritto: «L’IA ha un ruolo importante nella sicurezza nazionale, ma la sorveglianza degli americani senza supervisione giudiziaria e l’autonomia letale senza autorizzazione umana sono linee che meritavano più deliberazione». Ha sottolineato che l’annuncio era stato troppo affrettato senza guardrail sufficientemente definiti.
  • Centinaia di dipendenti di Google e OpenAI hanno firmato una lettera aperta intitolata “We Will Not Be Divided”, esprimendo solidarietà ad Anthropic e chiedendo alle proprie aziende di mantenere le stesse red lines contro sorveglianza di massa e armi autonome senza controllo umano. La lettera è stata inviata anche a dirigenti di alto livello come Jeff Dean di Google DeepMind.

Il dibattito etico più ampio

Il caso ha riaperto (e reso urgente) la domanda fondamentale: fino a che punto le aziende di IA devono (o possono) collaborare con i governi, soprattutto su applicazioni militari?

  • Posizione “realista” (sostenuta da OpenAI e parte del governo): l’IA è uno strumento strategico fondamentale per la sicurezza nazionale. Rifiutarsi di collaborare rischia di lasciare il campo libero a potenze autoritarie (Cina in primis). Meglio imporre guardrail interni che rifiutare del tutto.
  • Posizione “precauzionale” (Anthropic e molti dipendenti): alcune linee rosse non devono essere superate. La sorveglianza di massa e le armi killer autonome pongono rischi esistenziali per la democrazia e per il controllo umano. Le aziende hanno la responsabilità di non contribuire a tecnologie che potrebbero sfuggire di mano.

Critici sostengono che riferirsi solo a “leggi esistenti” non basta: le direttive attuali sulle armi autonome non le vietano del tutto, ma ne regolano solo lo sviluppo. Altri fanno notare che un contratto privato non può davvero vincolare il governo in situazioni di emergenza nazionale.

Implicazioni per il futuro

Questo episodio segna probabilmente l’inizio di una nuova fase:

  1. Le aziende di IA saranno sempre più divise tra chi sceglie una collaborazione stretta con i governi occidentali e chi mantiene una distanza maggiore per ragioni etiche o di brand.
  2. Cresce la pressione per una regolamentazione internazionale sull’IA militare (simili alle convenzioni sulle armi chimiche o nucleari).
  3. Il mercato consumer potrebbe premiare o penalizzare le aziende in base alla loro postura etica: il breve sorpasso di Claude su ChatGPT ne è un primo segnale.
  4. Si rafforza il dibattito interno alle aziende: molti talenti potrebbero scegliere dove lavorare anche in base alla policy militare.

Sam Altman ha difeso la scelta sottolineando che OpenAI continua a mantenere i suoi principi di sicurezza, ma ha ammesso che l’intera vicenda ha evidenziato tensioni profonde tra innovazione, profitto, sicurezza nazionale e valori etici.


Conclusione
L’accordo OpenAI-Pentagono non è solo un contratto da centinaia di milioni di dollari: è lo specchio di un’industria che sta crescendo troppo velocemente per avere risposte chiare su chi debba decidere i limiti morali dell’IA più potente della storia. Mentre i modelli diventano sempre più capaci, la domanda non è più “se” l’IA entrerà nel settore militare, ma chi controllerà come verrà usata – e a quale prezzo etico.

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